Renato Bazzoni:la mostra arriva al Teatrino di Vetriano

Dopo il successo del primo allestimento della mostra “Conoscere e amare l’Italia: le trasformazioni del Paese attraverso le fotografie di Renato Bazzoni, padre del FAI ” alla Cavallerizza di Milano, la mostra arriva al Teatrino di Vetriano, a Vetriano di Pescaglia (LU), bene del FAI   da sabato 20 giugno a domenica 19 luglio 2015.   

Curata da Alberto Saibene, la mostra è divisa in sei sezioni – a ciascuna corrisponde un monitor su cui scorrono le immagini fotografiche – e comprende circa 300 scatti.

La prima sezione è dedicata all’Architettura spontanea o rustica, frutto delle ricognizioni di Renato Bazzoni nei primi anni Cinquanta alla scoperta di un’Italia “minuta” e produttiva – dalle fattorie fortificate medievali ai primi esempi di edilizia industriale ottocentesca. Le alluvioni di Firenze e di gran parte del Veneto nel 1966 stimolarono il lavoro di indagine che confluì nella mostra Italia da salvare, curata nel 1967 da Italia Nostra e Touring Club: il progetto, che per la prima volta ha posto l’opinione pubblica di fronte ai disastri del dissesto ambientale, ha visto la partecipazione di Bazzoni come primo motore della mostra e coordinatore della ricerca iconografica. La storia di questo evento costituisce la seconda sezione.

La terza invece affronta il tema del fragile habitat di Venezia e della “bellezza accattivante e splendente, direi sfacciata” della Laguna che Bazzoni considerava non sufficientemente salvaguardata. Le fotografie della quarta sezione, dal titolo Tutti al mare, sono scatti aerei che testimoniano gli scempi edilizi nelle zone costiere nel periodo del boom economico e della nascita del turismo di massa. Una visione in chiaroscuro, tra il documento, la divulgazione e la denuncia, che precede le ultime due sezioni: Nel solco di Romolo: leggere il territorio, che propone la lettura della storia dell’uomo attraverso il paesaggio che per Bazzoni è “un corpo vivo che traduce in forme i contenuti delle civiltà che vi si svolgono”, e I caratteri della Toscana rurale, in cui le foto dell’architetto indagano i caratteri originali del paesaggio toscano – le colline del Chianti, i casolari di pietra, i centri storici in via di spopolamento negli anni Sessanta e Settanta – lavorato dall’uomo in un’opera che dura nei secoli.

A completare la mostra due dossier di documenti sull’attività professionale e sull’impegno nelle associazioni (Italia nostra, FAI) di cui è stato dirigente e fondatore.

Dopo il Teatrino di Vetriano la mostra sarà al teatro Ariston di Sanremo da fine luglio e per tutto il mese di agosto .